|
|
| Otranto Lecce |
Indietro |
|
La Puglia
La Puglia, una regione caratterizzata dall’infinita varietà dei suoi colori, dei suoi paesaggi, delle sue città. Una profonda diversità di caratteri ambientali, etnici, storici e culturali. In Puglia non si “ritorna” mai. Si va sempre per la prima volta anche se è già stata visitata in una dieci o cento precedenti occasioni. Perché è una terra che ha il potere di svelarsi a poco a poco: sarà perché frontiera d’Oriente, e dunque misteriosa per carattere, sarà perché sentiero naturale dentro il Mediterraneo. In Puglia c’è il mare, c’è il barocco, c’è il vino, ci sono le case bianche, i trulli, gli ulivi secolari, la musica e molto altro ancora in aggiunta alle mete più tradizionali. E per quante cose nuove si possano trovare, gran parte dei tesori restano ancora lì, mezzo nascosti, in attesa di un nostro prossimo viaggio. Non si tratta solo di luoghi o edifici, come le piccole chiese, le grotte, o un palazzo ricamato di merli e archetti moreschi, dominato da una cupola da Mille e una notte che improvvisamente si svela nel Salento. Tesori sono anche gesti rituali che raccontano la regione e la sua gente più dei panorami, delle città, dei monumenti. Sono i due uomini nella masseria sperduta, il vecchio e il giovane, che fanno una specie di danza con i bastoni, scherma segreta e antichissima. Sono le donne con uno scaldino tra le mani che escono da una porta per entrare in un’altra: il “circuito dei bracieri”, solidarietà e vicinato. E sono i gesti ossessivi della taranta nelle feste di piazza o quelli semplici delle massaie nel segreto delle cucine alle prese con gli strascinati. Gesti di Puglia che è impossibile fissare in una guida turistica. E’ la Puglia dei mille segreti.
Il Salento
Il Salento e' una delle cinque regioni che formano la Puglia insieme al Gargano, al Subappennino Dauno, al Tavoliere di Foggia, alle Murge. Noto anche come penisola salentina e popolarmente conosciuto come Tacco d'Italia, è situato all’estremità meridionale della Puglia e inserito tra due splendidi mari: lo Ionio (a Ovest) e l’Adriatico (a Est) con più di 250 Km di costa, a volte bassa e sabbiosa, a volte alta e frastagliata.
La ricchezza del patrimonio storico culturale è esaltata da ciò che le popolazioni messapiche, romane, bizantine e aragonesi ed i periodi rinascimentale, barocco e neoclassico hanno lasciato in eredità a questa fortunata terra. Nel Salento sorgono oltre 100 splendidi paesi, molti dei quali basano la propria economia sull’agricoltura ed offrono al visitatore di passaggio quelle sensazioni di calma tranquillità e armonia, tipiche dei luoghi in cui il tempo si è fermato.
Il Salento, terra di conquista, terra che conquista, sintesi di religioni, di pelli, di dialetti e di diversità, metafora di una felice adesione della storia e della natura alle esigenze e ai desideri del viaggiatore, che si tratti del pellegrino in cerca di spazi sacri e vitali, o del viaggiatore avido di sorprese e di novità, o del turista che ama le spiagge affollate, i tramonti dorati sul mare. Un cantiere di inestimabili tesori artistici e di sconfinate bellezze naturali accessibile tutto l’anno. Una libertà di vivere il territorio che rappresenta il vero punto di forza del Salento.
Il Salento, un luogo reale e fantastico al tempo stesso, dove dietro ogni angolo, ogni androne, in ogni ricamo barocco delle chiese e dei palazzi in pietra leccese c’è qualcosa o qualcuno in grado di sorprendere. In qualsiasi stagione si capiti qui si è certi che tutti i fine settimana in uno dei 96 comuni della provincia di Lecce c’è una festa con luminarie, il gazebo con la banda, il grande concerto, lo zucchero filato, i fuochi d’artificio dopo la mezzanotte.
Il Salento. A parte qualche rara eccezione non ci sono grandi alberghi e villaggi-vacanze. Qui non si va in discoteca, ma in piazza a ballare la pizzica. E in agosto andare in vacanza in masseria, in agriturismo, in campeggio o a casa di amici, con la vicina che fa le orecchiette, fa molto no global. Dolmen nascosti tra gli ulivi, il suono dei tamburelli, canti e musiche dialettali. Insomma catturati dalla bellezza dei paesaggi e dalle architetture dei borghi, dall’eleganza fiera della gente e dalla buona cucina, ci si viene anche solo per un weekend e ci “salentinizza” al ritornello di “viva lu salentu, lu sole, lu mare, lu vientu”.
Il Salento incontra la Valle d’Itria. Colline, vigneti ordinati in filari curatissimi, ulivi, boschi di leccio e querce. Qua e là una masseria da una distesa di viti, oltre il basso muretto a secco, si innalzano gli inconfondibili tetti a cono dei trulli. Costruzioni rustiche a pianta circolare o quadrangolare, con una cupola a forma di cuspide conica, coperta da lastre sottili di pietre, chiamate chianche o chiancarelle sistemate a secco.
La memoria storica. Un passato ricco di storia, un eccezionale repertorio di resti fossili rappresentativi della fauna preistorica del Salento, caverne e grotte marine con giochi di colori e riflessi irripetibili, con depositi e manufatti paleolitici; menhir, dolmen e specchie, strutture di pietra databili forse all’età del Bronzo rappresentano uno dei monumenti più spettacolari e misteriosi della storia antica salentina.
Architettura. La ricchezza delle testimonianze e delle tradizioni rende difficile definire l’immagine e il simbolo più rappresentativo con cui il Salento si rapporta nel mondo. Grotte disseminate lungo il paesaggio solare di sassose colline o verdeggianti pianori. Cripte nascoste fra le macchie in cui da millenni signoreggiano l’ulivo e il carrubo, nelle mura del Messapo; castelli, torri, masserie e cinte fortificate hanno modificato in maniera inconfondibile nel mondo questo lembo d’Italia dando vita ad una “civiltà del bianco”, eredità greca e mediterranea, che è il vero e unico elemento discriminante del Salento in tutto il mondo.
I luoghi del sacro. La dimensione sacra, riconoscimento alla profonda devozione di un popolo che da millenni ha custodito sostanzialmente integri valori universali, insieme con la memoria delle proprie radici e con la dimensione laica, completa a perfezione l’immagine di un territorio e di un popolo. Cripte rupestri eremitico-bizantine, chiese e chiesette, grotte lungo le coste e nell’entroterra. Il barocco come più alta drammatizzazione della fede nell’arte, che raggiunge il suo apice nella unicità architettonica di Lecce, capitale mondiale del barocco. Lecce tripudio del barocco e della pietra leccese, delle magnifiche facciate delle chiese, dei conventi e degli edifici pubblici e privati fino al più umile dei suoi balconi e dei suoi portali. Le cattedrali, i mosaici, gli affreschi medioevali.
Il mare. Racchiuso per più di 150 chilometri tra i due mari che ne hanno modellato morfologia e storia, il Salento ha uno sviluppo costiero altamente suggestivo e incantevole, che alterna i selvaggi dirupi che per 100 km sprofondano in mare sul versante adriatico, ai lidi sabbiosi e dorati della costa ionica, in una progressiva e inebriante successione di torri saracene, grotte marine, caverne, baie, scogliere, isolotti, falesie, spiagge, arenili, bacini naturali e zone umide che non hanno paragoni nel mediterraneo.
Artigianato. Passeggiando per le stradine dei vari centri salentini è possibile imbattersi nelle antiche botteghe artigiane, magari nascoste, dove si respira ancora l’aria di una volta: attrezzi antichi, statuine in cartapesta, vasi in terracotta, opere prodotte utilizzando la pietra leccese , borse ottenute con i fili di paglia, asciugamani o lenzuoli ricamati da anziane signore, che con un abile gioco di dita danno vita a creazioni uniche.
Enogastronomia. Salento da gustare con tante pietanze succulenti. Il Salento con la sua cucina apparentemente povera ma di straordinaria qualità con le sue produzioni culinarie. Il vino, l’olio, le produzioni agricole, i profumi di salvia e rosmarino della macchia mediterranea, pietanze saporite come il pane fragrante ancora oggi cotto nei forni a legna, dolci ricchi di aromi orientali.
Tradizioni e folklore. Tra le tante attrazioni che suscitano l’interesse del turista sagre, feste sacre dove è possibile ritrovare passato e presente, fede e riti pagani, con la possibilità di scoprire e apprezzare le antiche tradizioni che caratterizzano questa terra. La riscoperta della “piazza” come luogo dove incontrarsi e trascorrere momenti indimenticabili, ammirando magari uno spettacolo di danza classica o un concerto di musica di tradizione.
La taranta. La pizzica, ritmo e ballo ancestrale del Salento, il suo nome deriverebbe dal morso della taranta, capace di indemoniare le persone. Della pizzica, fino a poco più di dieci anni fa, nel Salento si sentiva solo qualche eco. Si diceva fosse la musica della povertà, dell’arretratezza. Poi, grazie al lavoro di ricerca di alcuni musicisti e appassionati, questa terra si è riappropriata con orgoglio della sua musica. Da tutto questo fermento è nata l’idea di creare una manifestazione di musica popolare tra tradizione e contaminazione per far conoscere, magari con l’aiuto di musicisti di fama, il Salento e i suoi ritmi ad un pubblico più vasto. Ecco dunque la notte della Taranta
I Frantoi Ipogei del Salento
Moltissimi sono nel Salento i frantoi ipogei, come ad esempio quelli della cittadina di Vernole, di Sternatia, Martignano, Minervino e Gallipoli. Vernole, dove ancora oggi si produce una grande quantità d'olio, contava nel passato numerosi frantoi ipogei, scavati cioè sotto terra, il più antico dei quali, riportato alla 'luce lo scorso anno, è del 1500. Sull'aia sovrastante il trappeto, il frantoio, il contadino giungeva con il suo carrello carico di olive, che andava a scaricare nel proprio camino, un foro al livello del terreno corrispondente con una sciava, stiva, contrassegnata dal nome del proprietario delle olive, che si trovava all'interno del frantoio. Quaggiù, quando la misura della stiva era colma ed era giunto il loro turno di lavorazione, il nachiro, il nocchiere, che era a capo degli operai, dava l' ordine di molire le olive. Gli uomini addetti al funzionamento del trappeto erano divisi in due squadre che assicuravano una lavorazione continua per sei mesi, e i due mondi, quello di superficie e quello del sottosuolo,erano nettamente separati. I lavoratori erano come dei marinai che si imbarcassero per un lungo viaggio, e forse di qui viene la scelta di nomi come stiva, nocchiere e altri, presi dal gergo marinaresco; scesi nel frantoio a Ottobre, non ne uscivano che ad Aprile, con la sola eccezione della festività dell' Immacolata Concezione, l' 8 di Dicembre. Questo per motivi di sicurezza dato il valore altissimo dell' olio, un litro equivaleva infatti a un mese di lavoro di un operaio, che in gran parte veniva esportato in tutta Europa e che era utilizzato in massima parte come combustibile per l'illuminazione e per fabbricare sapone, e solo in minima parte veniva destinato all' uso alimentare. Si aveva così un presidio costante del frantoio contro possibili incursioni di briganti e si evitava anche il sospetto che la sera, tornando a casa, gli operai potessero contrabbandare una sia pur piccola quantità d' olio. Per affrontare i lunghi mesi di segregazione poi, erano ricavati all' interno del frantoio i locali dove i lavoranti dormivano, il forno, le stalle per i somari che facevano girare la gigantesca macina di pietra, le latrine e il pozzo per l'acqua. Una volta non più in attività questi frantoi sotterranei rimasero abbandonati, in gran parte dimenticati, in alcuni casi interrati, forse anche per allontanare il pensiero dei folletti, i scazzamurrieddhu, che si diceva avessero preso ad abitarli. Capitava infatti, quando il clima era freddo, che l'aria calda del frantoio, salendo in superficie dai boccaporti dei camini, si condensasse in sottili volute di vapore acqueo; questo bastava alla fantasia popolare per abbinare il fenomeno fisico alla presenza di spiriti che tentassero di ascendere al cielo.
Dolmen, Menhir e Specchie
I monumenti megalitici pugliesi presentano la loro maggiore concentrazione nella parte meridionale della penisola salentina, prevalentemente a sud est di Lecce. I megaliti presenti nell'area descritta sono prevalentemente dolmen e menhir. I dolmen dal bretone dol, tavola, e men, pietra, dovevano essere secondo le ipotesi più avvalorate, monumenti funebri o luoghi destinati a riti sacrificali. I dolmen sono costituiti da tre o quattro lastre infisse verticalmente nel terreno, che sorreggono una lastra orizzontale che funge da copertura. E' interessante notare che l'apertura dei dolmen è sempre orientata verso est. I menhir, termine anch'esso di derivazione bretone, da men, pietra e hir, lunga, detti anche pietrefitte, sono lunghi parallelepipedi ricavati da un unico blocco di pietra, monolite, e sono stati indicati via via come simboli fallici legati al culto della fertilità, monumenti religiosi dedicati al sole o semplicemente dei cippi di confine. Un cenno infine meritano le specchie, cumoli di grandi dimensioni di pietre accatastate le une sulle altre, che sono ritenute tombe di importanti personaggi o termini di territorio. Nei tempi più recenti sono divenute invece semplicemente degli ammassi di pietre che i contadini hanno estratto dal terreno bonificato e accatastato in maniera uniforme, senza più memoria del loro originario significato.
Le Torri Costiere
Panorama comune ai litorali adriatico e ionico, quello delle torri di guardia. Insediate sui promontori o in alto sul ripiano roccioso, si ergono ancora, a volte intatte, a volte in ruderi, le numerose torri di avvistamento dove, nei tempi oscuri delle incursioni saracene, si stava all'erta per scorgere il pericolo che veniva dal mare. Se le prime opere di difesa nel Salento si debbono ai normanni che giunsero in Puglia nel corso dell'XI secolo, fu con Federico II che si ampliò notevolmente la rete difensiva della penisola, con la costruzione di numerosi castelli, così come di presidi sulla costa. Ma fu sotto il regno di Carlo d'Angiò che, nel XIII secolo, si dette inizio all'edificazione delle prime torri costiere. Nel corso del 1500 poi, sotto l'impulso di Ferrante d'Aragona e di suo figlio Alfonso prima e durante il regno di Carlo V successivamente, si verificò un ulteriore incremento dei baluardi costieri. Nel corso di questo generale riarmo difensivo, la struttura delle torri subì una modifica sostanziale, perchè l'invenzione della polvere da sparo aveva reso obsolete le primitive strutture concepite per una difesa da armi tradizionali. Si alzarono quindi le mura delle torri e se ne costruirono di nuove, sia a pianta quadrata che circolare. Edificate in maniera tale che fossero a vista le une con le altre, le torri erano in grado di comunicare tra di esse e con l'entroterra, sia per mezzo di segnali di fumo, di giorno, che per mezzo di fuochi, di notte. Le difese proprie delle torri prevedevano quindi che il primo piano della costruzione fosse reso inaccessibile; ad esso si poteva quindi accedere solo con delle scale a pioli dall' esterno o per mezzo di una scala interna costruita nei muri o infine grazie a un ponte levatoio. La guarnigione di una torre era in genere costituita da un torriere e da quattro cavalieri che dovevano all'occorrenza segnalare le incursioni alle popolazioni dell' interno. Ai costi necessari alla costruzione delle torri al loro mantenimento così come a quello delle guarnigioni, provvedevano i vari nuclei familiari, fuochi, delle popolazioni protette. E' immaginabile lo stato d' ansia che doveva provare chi viveva in prossimità del mare, anche alla luce del ricordo dell' eccidio di Otranto avvenuto ad opera della flotta di Maometto II, nel 1480. Nonostante l' esistenza delle torri costiere le razzie e le incursioni erano all' ordine del giorno e così le popolazioni rivierasche dovettero convivere loro malgrado con questo fenomeno endemico che sopravvisse alla sconfitta della flotta turca, avvenuta nella battaglia di Lepanto del 1571, tanto che si ha notizia di incursioni islamiche nei pressi di Acaya, ancora nei primi anni del 1700.
Otranto
Otranto, situata tra la valle dell’Idro e l’Adriatico, fu per molti secoli il centro politico, culturale e commerciale del Salento, che continua a chiamarsi anche “Terra d’Otranto”. Le sue origini e il suo nome risalgono alla prima colonizzazione magno-greca, che fece di questa città, la più orientale d’Italia, il ponte d’unione tra l’Oriente e l’Occidente mediterraneo. Prima che i turchi la radessero al suolo (1480) Otranto svolse un ruolo di primaria importanza nella storia del Mezzogiorno italiano, specialmente durante il Medioevo e le Crociate e nei lunghi periodi di lotta tra papato e impero, tra Bizantini, Goti e Longobardi, e poi in età normanna (ne resta testimonianza la grandiosa cattedrale) sveva e angioina fino all’avvento degli Aragonesi. Nella città sono rimaste tracce più o meno evidenti, specialmente nelle opere d’arte, del passaggio di tutte queste civiltà. Oltre ad un inestimabile patrimonio artistico Otranto ha la fortuna di godere di un clima di eccezionale mitezza in quasi tutti i mesi dell’anno.
Il succedersi dei cambiamenti storico-culturali sono ancora oggi ben visibili nella città. Lungo le strette stradine è facile trovare grosse palle di pietra, strumenti bellici sparati dai Saraceni durante l’assedio. Otranto è un centro di mare dove i turisti ogni anno si soffermano soprattutto per le bellezze architettoniche dei monumenti.
E’ la località turistica più alla moda del Basso Salento e il suo mare è il più pulito d’Italia. Ma, almeno per un giorno, bisogna trovare il tempo per passeggiare lungo i bastioni e per i vicoli, e soprattutto per visitare la Cattedrale.
Il borgo antico, caratterizzato dalle candide case che si snodano nelle vie strette e lastricate, è racchiuso dalle mura dominate dalla mole del Castello aragonese a pianta pentagonale con tre torri circolari e un possente bastione che dà sul porto. Le mura furono riedificate dopo il tragico assedio dei saraceni nel 1480. Quello storico avvenimento viene ricordato dalla chiesa di Santa Maria dei Martiri sorta sul colle di Minerva, luogo dove vennero trucidati dai turchi gli ultimi 800 abitanti che insieme al loro vescovo si rifiutarono di abbandonare la fede cristiana. Ci si arriva salendo una lunga scalinata situata sul lato destro del Castello. I resti di quegli 800 martiri, insieme al cippo utilizzato per le decapitazioni, sono custodite nella Cattedrale, a pianta basilicale a tre navate. L’interno è per buona parte pavimentato con lo splendido mosaico del XII secolo, conservatosi quasi integro. Realizzato tra il 1163 e il 1166, ha una lunghezza di 54 cm e una larghezza di 28 ed è composto da milioni di tessere policrome che rappresentano un succedersi di immagini che danno forma a straordinari disegni. Altra mirabile chiesa è quella di S. Pietro bizantina dell’XI sec. Con numerosi affreschi con iscrizione greca. Di considerevole importanza anche per la testimonianza che ci tramanda è Torre Pinta. Probabilmente questa particolare costruzione era adibita alla sepoltura dei morti. In seguito con l’avvento del Cristianesimo e con le prime persecuzioni divenne un luogo segreto per la pratica del culto, forse all’epoca di Costantino.
La costa. Sulla “caraibica” spiaggia di Otranto, abbonata alle vele di Legambiente, l’azzurro del cielo e del mare si confondono in questa piscina naturale e le spiagge sono divise tra gli stabilimenti balneari Lido Camillo e Miramare e un tratto di spiaggia libera. A ognuno il suo. Chi preferisce la solitudine e l’ebrezza di un tuffo dalla scogliera, non deve far altro che salire poche decine di metri a occidente, incamminarsi lungo la riviera degli Haetey e, una volta aggirato il faro, guarderà la costa stendersi sul mare, traforata da una serie di calette e piccoli approdi rocciosi. Si può proseguire questo “trekking marino” sulle falesie, oppure spingersi più lontano in automobile, imboccando la litoranea 611in direzione San Cataldo e raggiungendo dopo circa 4 km i luccicanti Laghi Alimini. Questi due specchi d’acqua, riserva di caccia ai tempi di Federico II, orlati dai pini d’Aleppo e tappezzati di orchidee palustri, sono l’habitat di numerosi uccelli, nonché di lepri, conigli selvatici e volpi. Le spiagge di fronte sono di un chiarore abbacinante, specialmente alla Torre Fiumicino, ma sono incantevoli anche le calette e le insenature tra Sant’Andrea, Torre Saracena e Torre dell’Orso. La baia di Otranto, ampia e con acque basse e trasparenti, ha una grande spiaggia di sabbia fine divisa in lidi attrezzati e tratti di accesso libero. Nella Guida Blu 2007 di Legambiente, che riporta la classifica sulla qualità ambientale delle località costiere, Otranto ha meritato “quattro vele”.
Artigianato. Il Salento vanta una gloriosa e più antica tradizione nel campo dell’artigianato: l’arte della ceramica e della terracotta, opere prodotte utilizzando la pietra, produzioni di cartapesta, intrecci di giunco, tessitura e ricamo, ferro battuto e rame.
Tradizioni e folklore. La vivacissima stagione estiva idruntina, prevede un ricco calendario di spettacoli nella superba cornice del Castello. In giugno di tiene una sagra del centro storico, dalla fine di luglio ai primi venti giorni di agosto si svolge la Mostra dell’artigianato della terra d’Otranto. La stagione culmina con la festa che commemora gli 800 uomini del paese trucidati dai turchi nel 1480; dopo la messa solenne nella Cattedrale, si dà il via ad una sagra paesana con musiche, luminarie, bancarelle per le strade e un grandioso spettacolo pirotecnico; sempre in agosto il festival internazionale del balletto, le Idruntiadi.
Enogastronomia. Chiunque si rechi ad Otranto potrà gustare la cucina sopraffina che lascerà in bocca il sapore di una volta. Le ricette otrantine sono tante e tutte gustosissime, dagli antipasti al dolce. Tra le ricette tipiche più gustose sono da menzionare le verdure servite come antipasto o come contorno: melanzane grigliate con aglio e menta, peperoni verdi fritti, peperonata, pomodori ripieni. Non mancano i sapori del mare. Le località costiere in questo lembo della terra salentina sono famose per la qualità e il sapore del pesce.
|
| Indietro
|
|
|